L’obiettivo degli associati dell’Anef Associazione degli imprenditori funiviari cioè impianti di risalita sciistici è quello di ottenere dallo Stato “soluzioni strutturali e non improntate alla contingenza”. Cioè soldi.

L’associazione è abituata a esigere “ristori”. A seguito delle misure di contenimento dei contagi introdotte tra il 4 dicembre 2020 e il 30 aprile 2021, i gestori degli impianti di risalita hanno incassato complessivamente 430 milioni di euro di “risarcimenti” pubblici.

 Nell’ottobre 2021 il Governo Draghi ha dato il via libera alla possibilità di classificare sia gli impianti a fune sia i sistemi di “innevamento programmato” come beni oggetto dell’agevolazione “Industria 4.0” con altri fondi pubblici. Salvo poi pagare pochissimo il bene comune come l’acqua : ad es. il canone per l’uso di acqua versato alla Provincia di Belluno da chi ne fa neve artificiale nella zona di Cortina d’Ampezzo: nel 2021, a fronte di 5,7 milioni di metri cubi di acqua di “moduli concessi” sono stati versati dal privato al pubblico appena 14.696,05 euro

Guai a farsi sfiorare dal dubbio che il modello dell’industria dello sci possa continuare ad andare avanti come oggi, sfidato non tanto dai contingenti costi energetici quanto soprattutto dai permanenti cambiamenti climatici già in atto (il 2022 è stato l’anno peggiore mai osservato per i ghiacciai alpini), per non citare gli impatti ambientali e l’impoverimento di territori sacrificati al turismo mordi e fuggi.

Una retorica per cui la montagna sembra vivere solo grazie agli impianti . Basta fondi pubblici contro l’ambiente.

Written by Franco Rigosi