Per Vandana Shiva “seminare semi di un altro futuro” non è una metafora. Così come “coltivare giardini di speranza” e “intrecciare ghirlande d’amore” non sono attività ludiche, ma chiamate all’impegno comune per una “democrazia della Terra”, come spiega in Dall’avidità alla cura. L’economia necessaria per un’economia sostenibile (emi, 2022, pp. 215, euro 16).

La sua vita di scienziata e di attivista, da trentacinque anni, dalla fondazione del centro di ricerca e di formazione Nadvanya in India, è stata dedicata a dimostrare che la strada per cambiare il mondo inizia dalle pratiche agricole. Sono le foglie verdi delle piante che raccolgono le “benedizioni del sole”, catturano la anidride carbonica in eccesso dall’atmosfera e permettono di trasformare l’acqua e le altre sostanze del terreno assorbite dalle radici in carboidrati e proteine, restituendo al terreno “carbonio vivo”. Vale a dire: “Siamo vivi grazie alle piante” . Le piante donano tutto il nutrimento primario necessario alla vita animale. La cura della terra tramite il lavoro agricolo è quindi il primo e più importante presidio della “trama della vita”. Ogni essere vivente è interconnesso e interdipendente. Siamo parte della natura e “membri di una unica famiglia”. Siamo vivi e sani fino a che la natura è viva, ricca di biodiversità, capace di auto-organizzarsi e di rigenerarsi. “La salute del pianeta e la nostra salute non sono separabili” .

Questa consapevolezza – ben radicata ancora oggi nelle culture indigene e contadine – è stata brutalmente offuscata dall’avvento di “un sistema alimentare industrializzato, militarizzato e globalizzato guidato dall’avidità”  che ha violato i limiti e l’integrità degli ecosistemi, interrompendo i cicli ecologici e nutrizionali della vita. Le riprove sono evidenti e non serve più nemmeno ricordarle: perdita di biodiversità e di fertilità dei suoli, estinzione delle specie animali, inquinamenti di ogni genere, malattie croniche e pandemie, surriscaldamento dei mari e dell’atmosfera, crisi idriche.

Rifondare su basi totalmente diverse – agroecologiche – il sistema agricolo e alimentare è quindi una priorità assoluta per salvaguardare l’abitabilità del pianeta. I saperi, le tecniche, le esperienze necessarie per una conversione ecologica dell’agricoltura ci sarebbero già tutti e la loro efficacia è ampiamente dimostrata dal lavoro di un’infinità di fattorie ecologiche in ogni continente.

Il “fallimento della rivoluzione verde” (cioè dell’introduzione massiva della chimica in agricoltura) è oramai chiaro anche alle grandi corporation del “cartello dei veleni” (IG Farber, Monsanto, Dupont, Union Cardibe, Standard Oil e poche altre) che dalla produzione di gas ed esplosivi a uso militare sono passate ai fertilizzanti e ai pesticidi. Ma la risposta che viene ora dal “grande capitale” costituito da “una manciata di miliardari” arricchitisi con le tecnologie digitali è ancora peggiore: il nuovo business si chiama food-tech. Ossia, la creazione nei laboratori di ingegneria genetica di nuove materie prime per produrre “falsi vegetali” e cibo artificiale.  Per Vandana Shiva l’idea che accomuna la fusione del grande capitale Big Ag, Big Tech, Big-Data, Big-Pharma e Big Finance è considerare “le nostre menti e i nostri corpi come la colonia finale. Siamo la miniera e la fogna. Siamo la materia prima e la discarica”

Per Vandana Shiva la nostra civiltà occidentale è ancora prigioniera del paradigma baconiano-cartesiano del “dominio dell’uomo sull’universo” e del “pregiudizio antropocentrico”. Vale a dire: l’illusione della superiorità dell’uomo sulla natura, dell’intelletto sul corpo, del maschio sulla donna, degli europei su tutte le altre popolazioni della terra.

Ma il pensiero di Shiva è tutt’altro che apocalittico. Il suo messaggio è che “possiamo scegliere” tra la vera e la falsa conoscenza, tra la competizione e la cooperazione, tra la l’eterodirezione e l’autodeterminazione.

Con questo libro Vandana Shiva ci offre un affresco completo nella sua lunga ricerca e ci sprona a guardare il mondo dal basso, da raso terra, lì dove la vita prende origine.

Paolo Cacciari da In comune

Written by Franco Rigosi